KOKOROKO
I Kokoroko si sono formati nel 2014 quando Sheila Maurice-Grey e Onome Edgeworth si sono incontrati durante un viaggio artistico in Kenya, uniti dalla passione per la musica. Il desiderio di connettere i giovani della diaspora africana con generi come afrobeat e highlife ha dato impulso alla nascita della band. In breve tempo hanno iniziato a esibirsi nella scena jazz londinese emergente. La svolta arriva nel 2018 con “Abusey Junction”, inclusa nella compilation We Out Here: una ballata essenziale diventata virale con milioni di ascolti.
Negli anni successivi il gruppo si dedica ai tour e alla definizione del proprio suono. Nel 2019 pubblica in autonomia il primo EP, con ottimi risultati, prima dell’interruzione causata dalla pandemia. Nel 2022 esce l’album di debutto Could We Be More, prodotto da Miles James, che fonde afrobeat, highlife e jazz, ricevendo ampi consensi e entrando nella Top 40 britannica. Il successo porta a tournée internazionali e consolida la loro identità artistica.
Con il progetto di remix, la band amplia il proprio linguaggio musicale verso sonorità club come afro-house e amapiano. Questo segna un primo distacco dall’etichetta di “jazz band londinese”, riflettendo meglio la varietà culturale della diaspora nera in città.
Il secondo album, Tuff Times Never Last, in uscita l’11 luglio, esplora le dualità della vita: resilienza, gioia e innocenza nonostante le difficoltà. Anche nei momenti duri, spiegano, si può trovare bellezza. L’immaginario visivo del disco richiama l’infanzia a Londra, tra estate, comunità e speranza, ispirandosi anche a film sulla vita afroamericana.
L’album propone un suono più aperto e celebrativo, con influenze che spaziano tra funk anni ’80, neo-soul, disco dell’Africa occidentale e bossa nova. In oltre 40 minuti, i Kokoroko intrecciano tradizione e contemporaneità, evidenziando connessioni globali della musica nera, spesso pensata per la danza.
La band ha scelto un approccio più leggero e giocoso, puntando su energia e divertimento. L’uso di strumenti vintage e synth psichedelici ha contribuito a rinnovare il loro stile, ispirato anche da artisti africani. Il singolo “Sweetie” ne è un esempio, con sonorità disco vivaci e romantiche.
Il disco alterna brani energici a momenti più intimi, come “My Father”, riflessivo e spirituale. Temi come amore, nostalgia e desiderio attraversano l’intero progetto, mostrando una maggiore attenzione alla scrittura delle canzoni.
Tuff Times Never Last rappresenta una fase di maturità per i Kokoroko: un equilibrio tra passato e futuro, tra radici e sperimentazione. Forte di una nuova libertà creativa e di uno studio proprio, il gruppo si prepara a una nuova fase, invitando il pubblico a seguirli in questo percorso.







