Nils Peter Molvær

La prima volta che ho visto Nils Petter Molvaer dal vivo ho avuto la sensazione che il mondo stesse per finire. Era il 2003, al Voss Jazz Festival in Norvegia. La band occupava un enorme palco in una palestra, mentre sullo sfondo scorrevano immagini in bianco e nero indimenticabili. La musica era intensa, pulsante e inquietante, attraversata dal suono della tromba: non dolce, ma potente come un arcangelo con una spada di fuoco.

Anni dopo mi trovo con lui su una spiaggia innevata a Giske, vicino ad Ålesund. Camminiamo nel freddo pungente parlando della luce unica che cambia continuamente su montagne, isole e mare. Mi indica Sula, l’isola dove è nato nel 1960. Qui affonda il suo primo ricordo musicale: Billie Holiday che canta “Summertime” su un vecchio disco, regalo dei genitori. A quattro anni lo cantava senza capirne le parole.

Vicino a noi c’è lo studio Ocean Sound, dove sta registrando Baboon Moon (2011), ispirato proprio a questi paesaggi. Lavora con il chitarrista Stian Westerhus e il batterista Erland Dahlen, musicisti intensi e senza compromessi, capaci di spingersi ai limiti per creare una bellezza sonora grezza e potente.

Nello studio noto un libro di poesie di Olav Hauge, poeta norvegese profondamente legato alla natura ma aperto al mondo. Comprendo il legame: anche Molvaer è sempre alla ricerca di nuove idee e collaborazioni, attraversando generi come jazz, elettronica, rock, hip hop e musica classica. Ha lavorato con numerosi artisti internazionali, costruendo un linguaggio musicale unico e personale.

L’album Khmer (1997) rappresenta una svolta nella sua carriera, portandolo alla ribalta dopo anni nella scena norvegese con gruppi e collaborazioni importanti. Seguono lavori come Solid Ether (2000), energico e sperimentale, e np3 (2002), influenzato dalla tecnologia ma sempre guidato dalla sua visione artistica. Queste qualità gli valgono il prestigioso Buddy Award. Con Streamer (2004) documenta la forza dei concerti dal vivo, mentre ER (2005) esplora atmosfere più oscure e delicate. In Re-Vision (2008) emergono influenze globali, e Hamada (2009) alterna momenti intimi a tensioni drammatiche.

Parallelamente compone musica per teatro e cinema, contribuendo a diffondere a livello internazionale il ruolo della Norvegia nel jazz contemporaneo.

La musica che nasce a Giske resta profondamente sua: intensa, eterea, oscura ma anche umana e compassionevole. Tutto passa attraverso la sua tromba, uno strumento piccolo ma capace di trasmettere un universo sonoro ricco e profondamente emotivo.

by Fiona Talkington

 

 

Eventi in programma

MATILDE GORI TRIO + NILS PETTER MOLVÆR “Khmer”

12 Agosto 2026 ore 21.30

Berchidda Piazza del Popolo

Programma completo