Bugge Wesseltoft Solo + Apparat

1° concerto ore 21:30 - 2° concerto ore 22:30

13 Agosto 2026

ORE 21:30

Berchidda - Piazza del Popolo

Un solo ticket per 2 concerti!

TICKET SERATA

BUGGE WESSELTOFT – SOLO 

Il Progetto in solo di Bugge Wesseltoft proposto per Time in Jazz è una versione totalmente “solista” di “Am Are” vale a dire la continuazione della sua serie di pubblicazioni da solista iniziata nel 2007. A Marzo 2025 è stato pubblicato il quinto capitolo di questa serie di album con diversi illustri ospiti. Ognuno di loro si esibisce “discograficamente parlando” insieme a Bugge Wesseltoft in 1-2 composizioni. La base del progetto è dunque legata a filo doppio con i brani dell’ultimo lavoro, reinterpretate in un viaggio totalmente solistico.
Bugge è da tempo un riconosciuto modellatore dei propri idiomi jazz, attraverso i suoi vari album, i suoi progetti di gruppo come New Conception of Jazz, OKWorld! e RYMDEN, e collaborazioni con artisti come Sidsel Endresen, Henning Kraggerud e Henrik Schwarz.
AM ARE presenta una speciale costellazione di musicisti eccellenti che attraversano generazioni e stili, è un’esplorazione delle texture sonore, dei contrasti dinamici tra atmosfera e stile, spaziando da arrangiamenti sparsi a strati complessi di dub, loop e interazioni improvvisate. L’album presenta una selezione di progetti e collaborazioni che Bugge apprezza e trova fonte di ispirazione, tutti elementi che dimostrano il potere della comunicazione umana e dell’interazione nella musica.

 

APPARAT

Il musicista, produttore e compositore berlinese Apparat (alias Sascha Ring) presenta un nuovo brano tratto dal suo sesto album in studio, *A Hum Of Maybe*. Il nuovo album uscirà per la Mute in edizione limitata su doppio vinile turchese, doppio vinile, CD e in formato digitale il 20 febbraio 2026.
A Hum Of Maybe è un album complesso e profondamente personale – un album che porta il peso degli anni trascorsi dal suo ultimo album, LP5 del 2019 – e il nuovo brano, “Hum of Maybe”, naviga attraverso la sensazione di essere intrappolati nella propria mente.
“Le stanze sembravano troppo piccole, il tempo si piegava in modi strani e ogni suono sembrava ronzare di dubbi”, dice Ring. Suoni striduli simili a sirene, riff acustici e un ritmo di batteria motorico riempiono l’aria, creando un forte senso di pressione e claustrofobia. Ma una volta che arriva il ritornello, di una bellezza struggente con le sue voci eteree e arie, c’è anche un debole luccichio di qualcosa di più luminoso che cerca di farsi strada.